appartenenza | Soulbridge

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domenica, 16 novembre 2008,09:54

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Grazie Padrone

by sylvie75 | commenti (14) | commenti (14)(popup)
Link | categoria:amore, ricordi, bdsm, appartenenza
lunedì, 09 giugno 2008,16:06

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Foto di Viktor Luzniy

Piccoli gesti precedono il mio attenderti, ogni volta.

Si ripetono, apparentemente uguali, ma in fondo diversi ad ogni incontro.

Scommetto che Ti divertirebbe guardarmi, di nascosto, mentre stendo le lenzuola blu, preparo giochi e corde, sistemo le candele. Quelle che serviranno ad illuminare la stanza e quelle che forse deciderai di far colare sul mio corpo.

Mi vedresti, mentre corro da una stanza all'altra per farti trovare l'accappatoio al solito posto, il vino rosso nel bicchiere, l'incenso pronto per essere acceso.

Spazi e tempi rubati al lavoro, al sonno, agli altri, affinchè tutto sia perfetto, nel momento in cui arriverai.

Non c'è un quando, per tutto questo.

Non c'è mai stato un decalogo a sancire tempi, cose e luoghi.

Sono cambiate stanze, case, città, in questi anni.

Ogni volta si è aggiunto un particolare, sono mutate piccole sfumature, quasi in modo impercettibile.

Eppure il tutto è andato a comporre quel magico rituale che ha significato solo ai nostri occhi, adattandosi a stagioni, luoghi e momenti.

Ogni cosa ha trovato la sua giusta collocazione, il suo spazio naturale, come se fosse lì da sempre e per sempre. Come se il tempo fosse sospeso fra un incontro e l'altro.

E' nel momento in cui mi pettino, mi trucco e allaccio il collare per Te che la frenesia lascia spazio all'attesa vera a propria.

Come se quei gesti, apparentemente così simili a quelli che compio ogni mattina, ma in realtà profondamente diversi, avessero il potere di calmarmi, di fugare la paura di aver dimenticato qualcosa, per lasciare spazio a ciò che realmente dà un senso a quei preparativi.

Ora manchi solo Tu.

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Foto di Tomas Rücker

 

sylvie

giovedì, 29 maggio 2008,10:50

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(foto di Michael H. Sinn)

 

La luce delle due sole candele accese aveva improvvisi leggeri tremolii.

Nell’atmosfera immobile della stanza dalle finestre chiuse sembrava quasi che attingessero movimento dallo spostamento stesso dei corpi, dai piccoli respiri, per ridisegnare le forme al suono dei gemiti.

La guardò a lungo.

Spesso faceva della vista il più forte degli strumenti del suo possesso, guardandola mentre lei accendeva ogni fibra del suo essere, assolutamente attenta e tesa nel dargli piacere.

C’era qualcosa di poetico nella dedizione totale di quei gesti attenti, sottomessi, amorevoli, un che di commovente nell’attiva duttilità con cui lei eseguiva, morbida ma determinata, i comandi del più leggero tocco sul suo corpo.

In quei momenti la voce era un orpello inutile. Da molto avevano smesso di usare quello strumento “arcaico” di condivisione. L’intesa era oltre le parole.

Chiuse gli occhi.

A volte amava molto navigarla “al buio”, lasciandosi guidare dagli altri sensi, espandendoli tutti come una proiezione di se stesso, come un abbraccio totale.

Ora le sue mani scorrevano sul corpo di quella giovane donna dal viso di adolescente, avvicinandola, allontanandola, piegandola, plasmandola senza alcuna apparente logica o strategia.

Tranne quella di sentirla muovere all’unisono, di percepirne l’emozione crescente mentre si faceva ad ogni tocco sempre più morbida, sempre più presa, sempre più oggetto puro di piacere.

Tranne che per il collare era completamente nuda, nessun velo, alcun filtro a limitare l’uso pieno di ogni centimetro di pelle. I capelli raccolti in alto a formare un’alta coda.

Glieli afferrò con la mano sinistra e la guidò a piegare il capo in avanti.

Ora la nuca era completamente esposta, scoperta, indifesa.

Con la lingua sfiorò la piccola isola di pelle che emergeva tra l’attaccatura dei capelli e la spessa striscia di cuoio. Attraverso le labbra avvertì la scossa che le attraversava la schiena.

Era facile comprendere dove quel impulso avrebbe terminato la sua corsa.

Sorrise tra se e mordicchiò leggermente.

Il nuovo sobbalzo fu più violento e prolungato del primo.

Aprì la bocca e affondò i denti, dapprima lentamente, poi con una pressione sempre maggiore.

Anche con gli occhi chiusi poteva “vedere” il viso di lei, distinguere i sentimenti che si alternavano man mano che la tenera carne della nuca veniva violata dal morso.

Brividi, piacere, leggero dolore, dolore intenso.

Gli occhi della ragazza che via via si stringevano sempre più per resistere a quella “tortura”.

Improvvisamente allentò la presa e in risposta gli giunse un soffio. Lei aveva ripreso a respirare di nuovo dopo l’involontaria apnea. Tratteneva sempre il respiro per controllare il dolore, per impedirsi di muovere un muscolo, per evitare di sottrarsi alla volontà del suo Padrone, per donarsi pienamente come amava profondamente fare.

L’uomo aveva deciso.

Istintivamente.

Animalescamente.

Le labbra, la lingua, i denti iniziarono a spostarsi lungo la schiena di lei. Questa volta non erano tocchi casuali, occasionali, improvvisati.

Ora iniziavano a descrivere un percorso, dichiaravano una meta finale.

Era una strada lunga e lui non aveva fretta di percorrerla.

Un viaggio del quale voleva assaporare ogni passo.

Baciava, mordeva, leccava, annusava quella pelle che già iniziava ad avere l’odore inebriante di una spezia rara nata dalla danza del sudore nuovo, del profumo discreto che lei usava, dell’odore di femmina.

Lungo il tragitto lasciava i segni di quel prendere selvaggio ed accorto. Alcuni di quei cerchi rossi sarebbero presto spariti, ma altri avrebbero virato nello scuro, testimoni voluti e desiderati da entrambi di quel possesso senza compromessi.

Giunse alle cosce.

Un leggero tocco bastò.

Lei comprese subito, si girò sulla schiena e si aprì completamente, esponendosi tutta a qualunque capriccio dell’uomo a cui apparteneva.

Ma quello che forse attendeva non accadde.

In modo esasperante la bocca di lui fece nuovamente conoscenza con le sue cosce dischiuse, lasciò altre tracce, collezionò altre piccole grida e gemiti ma ignorò il centro del piacere girandogli intorno in cerchi sempre più stretti.

Poi, come colto da improvvisa decisione, prese a risalire verso il ventre.

A volte si fermava a fare soste lungo il cammino, a deviare verso una meta secondaria come un’escursionista che gira intorno ad un costone per cogliere una nuova visuale della valle sottostante.

La lingua è uno strumento meraviglioso, non solo per l’incredibile sensibilità, ma anche perché amplifica di dieci volte tutto ciò che sfiora.

Ogni microscopica increspatura delle areole di lei diveniva per lui un piccolo dosso da superare, la leggera rugosità dei capezzoli era un appiglio al quale si aggrappava a lungo, alternando dolcezza e crudeltà, ascoltando l’affrettarsi progressivo del respiro della ragazza.

Il tempo era un valore insistente, sembrava sgocciolare sulle lenzuola come gli orologi nei quadri di Dalì.

Un morso ancora su uno di quei pinnacoli eretti, un grido breve, quasi un segnale.

Da quel istante tutto avvenne con velocità convulsa.

Con un solo movimento fu tra le sue cosce aperte.

Non fu più possibile distinguere cosa accade nell’incontro tra le sue labbra dischiuse e la fica di lei.

L’aria ne fu quasi risucchiata in una voragine di carne vorace.

Senza darle un attimo di tregua leccava, mordeva, baciava, addentava con furia, mentre con le mani la teneva saldamente spalancata perché ormai era come cavalcare le rapide di un torrente. Il piacere, il dolore, il piacere, il dolore creavano in lei ondate e mulinelli incontrollabili.

La sua schiena si proiettava verso l’alto come se nemmeno avvertisse il peso dell’uomo.

I gemiti, prima intervallati, erano diventati come un lungo ininterrotto sottofondo, quasi un pianto che conteneva il piacere incontrollabile e il terrore che potesse terminare.

Singhiozzando lei riuscì a mormorare: “Padrone…” poi la voce fu sostituita da un nuovo sussulto.

Lui nemmeno rispose, il suo silenzio le avrebbe detto ciò aveva già deciso.

Quasi ferocemente si dedicò a quella preda calda, spalancata, palpitante che stringeva tra i denti.

L’urlo che alla fine lei emise fu quasi una liberazione, un richiamo all’umanità, un salto in avanti verso l’homo sapiens, perché a lungo, alla luce di quelle due candele erano stati animali puri.

Quella parte del viaggio era terminato.

Ma solo quella.

 

(foto di moniKa K)2196208-md

 (foto di moniKa K)

Soulbridge

lunedì, 17 marzo 2008,15:50

In genere uso espressioni meno nette ma in questo caso credo sia giusto fare un’eccezione:

il template che state guardando è quello di un ladro!

 

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Vi racconto rapidamente la storia: il soggetto in questione che ha come nick haax,  ha aperto un blog su Libero spacciandosi per un fichissimo, coltissimo e cazzutissimo Master.

In realtà è un poveraccio che vive copiando i post su Splinder e spacciandoli poi per totalmente  suoi, in complicità con un’altra sgallettata par suo che si “onora” di essere schiava di cotanto…uomo.

Copia principalmente dai blogger di Splinder perché, usando un server diverso, pensa di essere beccato meno facilmente.

Al momento ci risultano plagi ai danni di sylvie, miei, di drfatso, di 
principenero, Pietro121, lasoffittadiazazel, maestrodeinodi,
rose74, Educatore

Ma l’elenco non è ancora completo.

Quando viene beccato mette in ignore il derubato e continua  come se niente fosse.

La summa del luridume mentale l’ha raggiunta la sua degna compagna che risponde al nick di naife72, arrivando a dire che se una cosa non è bloccata elettronicamente su internet è di proprietà di chiunque e che non è nemmeno necessario citare la fonte.

 

Il nostro ladruncolo si definisce un animale della notte.

“Chi ama la notte sarà sempre vivo e…libero!!!” scrive nel suo delirio ononanistico, auto-celebrandosi come un predatore notturno, mentre in realtà è solo una pantegana che fruga tra gli avanzi degli altri.

Credeva di essere al sicuro bannando i commenti e i visitatori… sgraditi.

Non immaginava però che la sua lista degli amici era pubblica.

A tutti, anzi a tutte, visto che si pregia di sole amicizie femminili, è stato mandato il seguente messaggio:

 

“Sono spiacente di informarti che HAAX, inserito tra i tuoi amici, plagia racconti e poesie su altri blog spacciandoli per suoi.

Non sono l'unico derubato online ma ha copiato praticamente ovunque.

Alle mie rimostranze mi ha inserito nella lista nera per impedirmi ogni commento.

Ha copiato, immagini comprese, il post "La casa dei sensi" e il post di sylvie  “Dedicato”.

Soulbridge"

 

Lascio alla vostra immaginazione a che livello siano le quotazioni di … master haax.

Ora è in corso una verifica da parte di Libero che, sembra, provvederà a cancellare il blog o, quantomeno, i post copiati.

Invito però i blogger di Splinder a controllare se abbia copiato anche altri brani.

 

Sì, sono incazzato davvero questo con questo… signore.

Avrebbe potuto avere tutti i miei scritti e, sono certo, anche quelli di altri.

Bastava chiederli.

Chiunque affidi al mondo i suoi sentimenti, le sue emozioni profonde, avverte sempre il calore della condivisione. Sapere che altri vibrano sulle stesse frequenze.

Condividerle, dividerle, spezzare il pane del nostro profondo è una carezza setosa per qualunque anima.

Ma viviamo in tempi di apparenza e non di sostanza.

E la pantegana non sa nemmeno cosa sia la seconda.

 

Soulbridge

 

martedì, 19 febbraio 2008,15:15

The_Collar

Ne ho donati pochi.
Perché se per l’universo esterno tutto somiglia, in quella bolla di vetro niente è mai uguale tra chi da e chi riceve.
Ognuno diverso, ognuno animato da una sua essenza, ognuno un’alchimia fatta di formule non mutate, ma che danno pozioni irrepetibili.

Argento per chi doveva indossarlo come un monile, esposto agli sguardi del mondo ma in realtà segreto condiviso solo per due.
Esibito ma nascosto come la lettera rubata di Poe.

Cuoio dall’odore fresco e pungente perché parlasse anche quando gli occhi navigano nel buio del dono di una benda.
Quando la privazione di un senso accende tutti gli altri come la paglia di una fiaccola vibrante.

Ma la materia, in fondo, era solo una carezza nell’abbraccio.

Non sono giunti in fretta, hanno viaggiato a lungo come corrieri nella notte.
Latori di un messaggio che non nasce solo da chi lo reca, ma anche da chi lo riceve.
Una novella che è fine di una parte del cammino, ma inizio di quello successivo.
A ben guardare sono dei cerchi, e in un cerchio la fine di un inizio corrisponde ad un nuovo inizio.
A volte, leggendo qui e la, li vedo giungere veloci come se temessero di perdere quel collo.
Chioroscuro_by_KaptainKlancyQuasi con l’ansia di trovare quello spazio già presidiato.
Non giudico, ognuno ha i suoi tempi.
Ma ero solo ragazzo quando qualcuna mi insegno che a volte il tempo è un valore, non un primato da battere.
Ragazzo non lo sono più da tanto, per data e per vita, ma avendo vissuto il tempo ho imparato a rispettare il nemico.
E dunque, ora più che mai, quel cerchio che sembra cingere un collo ma in realtà avvolge un’anima è per me un compagno lento.
Come una carezza.

Soulbridge



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